L’acronimo BES sta ad indicare l’etichetta Bisogni Educativi Speciali. Contrariamente a quanto spesso si crede, i BES non costituiscono una categoria diagnostica e di per sé non identificano un disturbo evolutivo poiché qualsiasi studente può manifestare dei bisogni educativi speciali durante il proprio percorso di studi.

Ci si riferisce perciò ad una difficoltà scolastica che dà diritto ad un intervento personalizzato: non si tratta quindi di un concetto clinico ma di un concetto pedagogico.

In ogni classe ci sono alunni che presentano bisogni speciali per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana.

All’interno di questa categoria rientra quindi un gruppo fortemente eterogeneo di persone, sia con diagnosi molto diverse fra loro, sia senza diagnosi.

Ecco qualche esempio di alunno con BES:

  • alunni con disturbo da deficit attentivo con o senza iperattività
  • alunni con difficoltà visuo-spaziali
  • alunni con disprassia evolutiva
  • alunni con ritardo cognitivo o ritardi nello sviluppo
  • alunni con disturbi dello spettro autistico
  • alunni con difficoltà emozionali
  • alunni con difficoltà comportamentali e relazionali
  • alunni stranieri

Le situazioni di svantaggio, anche temporanee, possono compromettere in modo significativo la frequenza ed il positivo svolgimento del percorso scolastico e formativo. È perciò importante intervenire precocemente con gli interventi educativi e riabilitativi necessari.